Ferragosto, partner mio ti riconosco: breve guida ai maschi in vacanza

Niente di meglio che una bella vacanza con lui per rinsaldare l’intesa: una ricetta brevettata fin dai tempi di Noè, l’inventore delle crociere per coppie etero, ma valida anche oggi. Sì, perché è in ferie, con la sospensione del rassicurante trantran casa-ufficio, che l’uomo mette a nudo la sua vera personalità. E anche l’impeccabile «Mister Right» con cui condividi letto e tetto può trasformarsi in un Mister Hyde che abbandoneresti volentieri al primo casello. Ma, dice il proverbio, donna avvisata, vacanza (e storia) salvata: qui sotto troverai alcuni fra i più frequenti «quadri clinici» del maschio versione-ferie. Se il tuo «lui» rientra nella nostra casistica, ricordati di mettere in valigia, insieme alla crema solare, una buona scorta di tolleranza.
QUELLO «AL TRAINO»
«Pensaci tu: sei più organizzata, io sono una frana». Troppa modestia: hai di fronte il campione mondiale di Pappa Fatta. Da quando è nato ha sempre avuto qualcuna che si occupava delle sue necessità più terrene, dall’acquisto dei calzini alle vacanze estive. Non aspettarti che si prepari la valigia da sé, è già molto se sa aprirla: una volta dato il suo grazioso assenso alla meta, lui considera finito il suo compito. I dettagli più meschini – cambio valuta, rapporti con gli indigeni, faticoso recupero degli effetti personali che lui dimentica qua e là – sono tutti tuoi. Ha di buono che ti lascia completa libertà di manovra: per lui va bene tutto, a patto che non gli si chieda di prendere decisioni. Sindrome di Peter Pan? Magari: Peter all’Isola Che Non C’è sapeva andarci da solo, mica si faceva prenotare il volo da Wendy. Quando tenterai di invertire i ruoli con un perentorio «stavolta pensaci tu», lui parerà il colpo annunciandoti giulivo che mammà ha già fermato una camera doppia nell’hotel di Ladispoli dove va da secoli.
L’IPOCONDRIACO
Soffre di mal d’auto, mal d’aereo e mal di mare, lo terrorizzano i luoghi chiusi, aperti, alti e bassi, ed è pure meteoropatico. Eppure fino all’11 settembre 2001 non era impossibile trascinarlo in vacanza, con molta pazienza e una scorta gigante di Valium. Ma dopo le Twin Towers alle sue solite paturnie pre-ferie si sono aggiunti i timori di attentati, disastri aerei, guerre, epidemie mortali, e i tiggì confermano ogni giorno le sue paranoie. L’unica soluzione è farlo ragionare: è statisticamente improbabile che tutti e quattro i Cavalieri dell’Apocalisse abbiano prenotato nel vostro stesso residence a Marina di Massa, e nello stesso periodo. Andate all’estero? Gli sarà di conforto considerare che una sfiga esclude l’altra, e che, se morirà in un disastro aereo, eviterà la polmonite atipica, e se verrà rapito dai terroristi ceceni scamperà a quelli di Al Qaeda. Ma tanto quest’anno per voi due il problema vacanze non si pone. Se è un ipocondriaco doc, ha già esaurito il vostro budget-ferie per pagare la caparra di un bunker antiatomico.
IL CONTRATTATORE
E’ cominciato in quel vostro viaggio a Marrakesh, quando hai insistito per fare qualche acquisto nel suq. Lì si è compiuta la metamorfosi: in lui sono riemersi i geni atavici di qualche mercante levantino, e il pacioso acquirente che in patria paga senza fiatare a suon di Visa si è trasformato nel più irriducibile contrattatore del bacino del Mediterraneo. Discutere su un prezzo gli dà la stessa scossa adrenalinica di un giocatore d’azzardo a Las Vegas: l’importante è spuntare il centesimo, anche barando. Gesticola, si finge povero in canna, sostiene di essere appena stato rapinato dai predoni mentre tornava dalle esequie della madre, il tutto in italiano con i verbi all’infinito, stile Mammy di Via col Vento. «Questi mica sono come noi – è il suo alibi -, se non contratti si offendono». Così, alla fine, sono tutti contenti: lui se ne va convinto di aver acquistato una ricca collezione di artigianato locale per due soldi, i venditori esultano perché, con un po’ di scena, si sono sbarazzati di un quintale di paccottiglia «made in China».
L’IPERPROGRAMMATO
Una volta ha fissato l’hotel troppo tardi e gli hanno dato una camera senza vista mare: un trauma devastante dal quale non si è più ripreso. Ogni vacanza è una sfida titanica fra lui e l’Imprevisto, di cui ti sospetta di essere fiancheggiatrice in quanto femmina irragionevole. Il più banale picnic richiede una logistica da D-Day: la data va decisa in un summit preventivo con il Meteo dell’Aeronautica, poi ci vuole almeno un mese per individuare il prato giusto sulle mappe del Corpo forestale e altrettanto per sopralluoghi e simulazioni in loco con finti panini di polistirolo. Figuriamoci se la vacanza si spinge fuori provincia: lui si muove con almeno due anni d’anticipo per consultare cartine, atlanti stradali, siti Internet e tutte le guide turistiche pubblicate nell’ultimo decennio. Il risultato è un voluminoso programma di viaggio che ti lascia la stessa libertà di movimento della donnina di un carillon tirolese. Ma come in tutte le complesse operazioni strategiche, basta un minuto di ritardo per innescare l’effetto-domino e il viaggio diventa una sequenza di disastri (almeno dal suo punto di vista, tu ti divertirai da impazzire).
L’«ON THE ROAD»
Nell’era in cui anche i teenager più spensierati si organizzano i viaggi su Internet meglio di un tour operator, sono rimasti i quarantenni a cercare il brivido delle partenze alla ventura, magari in ricordo di certe mitiche vacanze scapigliate post-maturità. Se il tuo uomo ti propone «Torniamo in Irlanda in autostop come nell’88, quando ci eravamo appena conosciuti» (lei era un’altra, voi vi siete messi insieme nel ’90, ma pazienza), tu assecondalo: il folle progetto sfumerà sulla soglia di casa, quando l’aspirante Kerouac indosserà lo zaino dei vent’anni sulle sue non più fresche spalle, procurandosi un istantaneo colpo della strega. Lui sarà altrettanto sollevato: ha notato che il look jeans-scarpe basse non dona più tanto neanche a te e che il tuo sex-appeal non è più l’arma infallibile per assicurarsi un passaggio, a meno di non contare su qualche camionista ucraino un po’ brillo. Ma se poi lui lancia l’alternativa del viaggio in camper, opponiti fieramente, o passerai la vacanza a riordinare il convoglio e a litigare su chi deve svuotare il wc chimico.
IL NOSTALGICO
Sindrome già nota ai tempi di Ulisse, che, invece di godersi quel po’ po’ di crociera tra le braccia di Circe e Calipso, continuava a scocciare uomini e dèi con la nostalgia per sua moglie e la sua isola, entrambe piuttosto noiose. L’Ulisse 2003 viaggia con Penelope, ma trasforma lo stesso la vacanza in una lagnosa odissea alla ricerca del comfort casalingo. Che siate a cena da Vissani o nella tenda di un cheyenne, lui pretende sempre fettuccine e cotoletta, offendendo mortalmente il suo anfitrione (e un Vissani offeso è molto più pericoloso di un cheyenne). In California gli mancano i ruderi romani, nell’atollo polinesiano vorrebbe la simpatica ressa di Riccione, e ovunque lamenta l’assenza del bidet. Se vi spostate solo di pochi chilometri il risultato non cambia: confronta l’acqua locale con lo squisito elisir erogato dai rubinetti di casa, accusa vertigini dovute al diverso orientamento della camera da letto, e al primo starnuto fa le valigie perché si fida solo del suo medico «mentre qui sono tutti asini». Preparati a reprimere un raptus omicida quando, al termine di due logoranti settimane, ti dirà candido: «Meno male, è finita. Sai cara, lontano da casa tu diventi più nervosa».
IL TELEDIPENDENTE
«Tesoro – ironizza alla vigilia della partenza -, riuscirai a sopravvivere senza il tuo Beautiful?». Certo, e molto meglio di lui, privato della scorpacciata giornaliera di tiggì, dibattiti e reality show. Perché in casa il vero drogato è lui, non tu, che la tivù la tieni accesa ma hai troppo da fare per guardarla. Purtroppo lo sciagurato se ne accorge solo in vacanza, quando deve drasticamente ridurre l’abituale telemenù. Il primo giorno di astinenza ha attacchi di inconsueto romanticismo («tesoro, senza quel maledetto aggeggio avremo più tempo per noi»), il secondo sprofonda in un’abulia catatonica mentre la mano brancola in cerca di un inesistente telecomando, il terzo si sveglia con la bava alla bocca cantando a squarciagola la sigla del Tg1 e ti obbliga a giocare con lui a «Grande fratello». Niente panico: per calmarlo basta richiamarlo all’ordine col vocione alla Maria De Filippi. Se riesce a superare le successive trentasei ore senza tivù, è fuori pericolo. Anzi, al ritorno sarà pronto a raccontare la sua esperienza di tele-disintossicato entusiasta. Dagli studi di «Elisir», ovviamente.
L’IGIENISTA
Perché nove maschi su dieci sono zozzi? Perché il decimo è un fanatico dell’igiene che ristabilisce la media. Se rispetti le sue fobie, la vacanza con lui non è impossibile: l’unica vera controindicazione sono i viaggi last-minute perché non c’è tempo di vaccinarsi contro tifo, malaria e febbre gialla (obbligatorio solo se si va nell’Africa nera, ma lui si vaccina anche prima della settimana bianca a Cervinia). E pazienza se, appena entrati nella camera d’albergo lui, invece di sbatterti rapinosamente sul letto, si fionderà a disinfettare il bagno. Per Mastro Lindo la guerra batteriologica è uno stato permanente, soprattutto in trasferta: la sua valigia è zeppa di sterilizzanti e germicidi (voleva portare con sé anche l’aspirapolvere a vapore, ma gliel’hanno sequestrato all’aeroporto). Il peggio sarà all’ora di cena: niente lume di candela perché la penombra impedisce di controllare il nitore delle posate, niente cibi locali perché igienicamente sospetti, niente sedia perché contaminata dalle chiappe dei commensali precedenti. Finirete per sbocconcellare in piedi il tonno in scatola portato da casa.
IL TURISTA CONSAPEVOLE
Nei paesi dove vige la pena di morte non si va. E già vi siete giocati metà del pianeta. Se poi bisogna boicottare anche le nazioni militariste, quelle che discriminano sessi, razze e religioni, quelle che non hanno firmato il protocollo di Kyoto e quelle dove si maltrattano gli animali o si sfruttano i bambini, diventa off-limits il 99 per cento delle terre emerse. Vacanza per mare? Mai più, da quella volta che lui ha ribaltato la vostra goletta nel tentativo di fermare una nave di cacciatori di balene. Speravi che dopo l’elezione in Brasile di Lula da Silva, premier no-global, fosse caduto il veto almeno sulle spiagge di Copacabana, ma secondo lui ci si può abbronzare anche facendo volontariato nelle favelas. E come dargli torto senza fare la figura della cinica imperialista? Risultato: anche quest’anno andate nel solito agriturismo, caro ammazzato ma politicamente correttissimo, dove l’unica forma di violenza è schiaffeggiarsi da soli per non addormentarsi di noia.
IL TELEFONISTA
Vi eravate reciprocamente promessi una vacanza senza i vostri telefonini. Ma già dieci minuti dopo la partenza uno squillo dalla sua tasca ti avverte che lui ha barato. «Sai cara – spiega -, non ho ancora concluso l’affare con il cliente americano, e gli americani in agosto lavorano. E poi può servire per dare l’allarme in caso di emergenza». La prima emergenza la provoca proprio lui, sull’aereo, quando il suo cellulare acceso incasina i computer di bordo; e il cliente yankee chiamerà solo per avvertirlo che lui non conclude affari al telefono. Dopodiché rassegnati a sentirti il terzo incomodo fra lui e il suo cellulare: quando non telefona, sta inviando sms agli amici per informarli di quel che mangia a pranzo e a cena, dell’aspetto delle donne locali e del tempo che fa. Per avere un po’ di intimità con lui vorresti approfittare delle parentesi in cui il suo apparecchio è in ricarica, ma, dannazione! quei due sono così affiatati che quando uno è scarico lo è anche l’altro. Qualche giorno più tardi comprerai un cellulare sul posto e gli spedirai il seguente sms: «Ho una storia con l’istruttore di windsurf».
(Cosmopolitan, estate 2003: good bye miss Gurley Brown!)