Monthly Archives: febbraio 2010

Mi spiace, ma la sanremata si chiude in anticipo causa partenza per la settimana bianca con la prole. Praticamente, una sfacchinata come condurre il Festival, solo che sei tu a pagare fior di soldi. Vabbè… prometto che per i Mondiali di calcio farò il bollettino dal primo giorno all’ultimo!

The moscio must go on! Bollettino da un Festival coi fiacchi

Terza puntata

– Terza serata, dedicata all’inevitabile celebrazione dei festival del passato, in pratica la Commemorazione dei Defunti nel settore cantanti. Momento clou, l’apparizione di Nilla Pizzi, che ha mantenuto la stessa voce degli anni Cinquanta, ma a causa dei 91 anni e dei postumi di un ictus, parla come Loredana Bertè. Tuttavia l’evidente smarrimento della leggendaria cantante non era dovuto tanto all’età, quanto all’impressionante somiglianza di Antonella Clerici con la sua eterna rivale, Flo Sandon’s, scomparsa nel 2006. La Pizzi le ha chiesto l’indirizzo del suo imbalsamatore.
– Momento di imbarazzo quando la regina di «Grazie dei fior» si è congedata dal pubblico rivelando il segreto della sua longevità. «Fumo crack tutti i giorni. Fa benissimo, è un ottimo antiossidante, lo usava anche Nunzio Filogamo.»
– Il segreto del nuovo vigore del Festival ha un nome. Non Antonella, ma Francesca, l’ormai celebre massaggiatrice del Salario Sport Village. La chiropratica è stata chiamata a rivitalizzare col suo tocco magico lo share di un Festival sessantenne che negli ultimi anni ha fatto spesso cilecca. «Una faticaccia,» confessa Francesca, «nemmeno Bertolaso mi chiedeva di rivitalizzarlo per quattro ore filate».
– Clamoroso rientro di Emanuele Filiberto, il cui ripescaggio a Sanremo rappresenta a tutt’oggi la più limpida e gloriosa impresa di casa Savoia dopo la battaglia di Zenta del 1697, in cui il generale Eugenio di Savoia sbaragliò i turchi sul fiume Tibisco grazie a una spettacolare imboscata. Gli storici osservano che Eugenio, rispetto al suo discendente, aveva il vantaggio di non essere affiancato da Pupo e da Luca Canonici, nel qual caso i turchi sarebbero dilagati in Austria, vista l’impossibilità, all’epoca, di ripescare Eugenio col televoto.
– Esplode il caso Jessica Brando, la quindicenne che non ha potuto esibirsi dal vivo dopo la mezzanotte, in conformità alla legge «Cenerentola», che obbliga le belle fanciulle a tornare a casa vestite di stracci all’ultimo rintocco della mezzanotte. Stamattina Emanuele Filiberto ha bussato alla porta del suo albergo per restituirle la scarpina di cristallo ritrovata sulle gradinate dell’Ariston, ma la ragazza si è messa a urlare.
– Nuovi guai per J. K. Rowling, accusata di aver copiato la saga di Harry Potter da «Le avventure del mago Willy», di Adrian Jacobs, uno scrittore dilettante australiano. In effetti il romanzo di Jacobs mostra sorprendenti analogie con la vicenda del maghetto più famoso del mondo, compreso il finale, in cui Harry si presenta al Festival di Sanremo travestito da donna, con lo pseudonimo di Arisa.

Seconda puntata

Sanremo 2010, ovvero il paradosso del calabrone: è brutto, ipertrofico, sgraziato ed emette rumori fastidiosissimi, eppure vola negli ascolti. Merito degli otto autori che lavorano ai testi di Antonella Clerici: uno li scrive, gli altri sette glieli spiegano con gesti e disegni. Ospite d’onore della seconda serata, l’affascinante Rania di Giordania, che ha presentato un progetto per promuovere l’istruzione fra i bambini del Terzo Mondo non abbastanza carini da farsi adottare da Madonna. La sovrana ha in agenda anche un incontro con Mariastella Gelmini, nel quadro di un’altra iniziativa volta a promuovere l’istruzione fra i ministri dell’Istruzione.
Una frase della regina di Giordania ha quasi scatenato un incidente diplomatico con Israele, rientrato quando Rania, di origine palestinese, ha chiarito che la frase «vanno stesi, infornati, econsumati il prima possibile» non si riferiva ai coloni israeliani, ma ai biscotti al cioccolato di cui la Clerici le aveva chiesto la ricetta.
Dietro la trasformazione di Antonella in Na’vi cameroniano non c’era nessun effetto speciale: i tecnici si sono limitati a trasmettere un filmato che mostrava la conduttrice verso le due del pomeriggio, dopo aver spazzolato un’impepata di cozze non freschissime al ristorante «La Murena». Ma a stupire Michelle Rodriguez, la diva di Avatar, è stato l’effetto speciale grazie al quale la Clerici sembrava un divano a tre posti su cui era caduto un secchio di porporina, cioè l’ennesimo abito sberluccicante di Gai Mattiolo. Un vestito tempestato di minuscoli specchietti, da indossare rigorosamente la sera: se indossato alla luce del sole può provocare incendi devastanti.
Presentato al Festival di Berlino un commovente documentario su Rock Hudson, vittima di un’epoca oscurantista in cui un gay poteva diventare una star di Hollywood solo a patto di nascondere la propria omosessualità. Cinquant’anni dopo, la può mostrare apertamente, e diventare una delle Sorelle Marinetti: questo sì che è progresso!
Attivisti anti-Tav contro Marco Mengoni: il suo look farebbe propaganda occulta ai cantieri per l’alta velocità. L’ormai celebre ciuffo sghembo del cantante è chiaramente il risultato di un viaggio sul tetto del Frecciarossa Milano-Torino. «Nuova generazione», polemiche sui Broken Heart College, accusati di aver clonato un brano di Jesse McCartney: già che copiavano un McCartney, almeno potevano scegliere quello bravo.
La «Amici Ltd.» ha annunciato il temporaneo ritiro dal mercato del modello «Valerio Scanu». Come è risultato evidente dalla sua prestazione a Sanremo, a causa di un problema tecnico nell’impianto sonoro, lo «Scanu» può procurare improvvisi colpi di sonno e danni all’apparato uditivo. «Siamo profondamente dispiaciuti di aver messo a disagio i nostri clienti,» ha dichiarato la presidente della «Amici», Maria De Filippi, aggiungendo che chi ha dovuto rinunciare allo «Scanu» verrà risarcito con un’«Alessandra Amoroso» usata pochissimo. A domani!

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Terrore in sala: arriva «Paranormal Condonity»

Più sinistro di «The Blair Witch Project», più pauroso di «Paranormal Activity»: è «Paranormal Condonity», l’horror italiano a basso costo che sta insidiando il primato di «Avatar» nei nostri cinema. Classico lo spunto: una giovane coppia si trasferisce in un vecchio appartamento in periferia, ma ben presto deve fare i conti con fenomeni inquietanti: lugubri scricchiolii, muri oscillanti, black out continui e vapori mefitici. I ragazzi pensano alla spiegazione più logica: la casa è infestata da un demone assetato di sangue. Ma una vecchia pergamena ritrovata al catasto narra una leggenda allucinante: l’abitazione sorge sul letto di un torrente zeppo di residuati bellici, è stata costruita in barba alle norme antisismiche da un geometra mafioso con materiali scadenti, in un quartiere dove si aspettano ancora fogne e elettricità promesse nel 1975 – tutti abusi sanati grazie ad altrettanti condoni edilizi. I due giovani scuotono la testa: è molto più credibile la storia del demone. Sperano di incastrarlo lasciando accesa la loro videocamera, ma l’apparecchio viene distrutto da un improvviso crollo di calcinacci… Una trama mozzafiato, non priva di momenti umoristici, come quando l’assessore all’Edilizia assicura che quella casa era sicurissima. Il pubblico fa la coda ai botteghini, anche se i cinefili più avveduti lamentano la commistione fra i generi: «Due ventenni con i soldi per mettere sù casa? Altro che horror, questo è un fantasy».

Peggio del bong: il bond! Morgan sempre più maledetto: «Ho fumato anche il crack Parmalat»

Era evidente: una droga normale non sarebbe bastata a ridurlo così! La passione dell’ex frontman dei Bluvertigo è l’oppiaceo smerciato dal famigerato cartello di Collecchio, che ha seminato miseria e distruzione sulle due sponde dell’Atlantico. E meno male che Morgan non se lo iniettava: si sarebbe trovato sul braccio un buco da quattordici miliardi. Il fondo della degradazione: «Per pagarmi la dose ho dovuto impegnare anche l’Argento». Il segretario del Pd Bersani: «Ha sbagliato ma merita una possibilità». Morgan: «Se è una proposta di candidarmi come sindaco a Bologna, può scordarselo». Ora si teme un’ondata di emulazione: se passa la legge sul processo breve, il crack Parmalat se lo fumerà pure la giustizia italiana. A rischio il percorso di riabilitazione del cantante: è stato invitato a tante trasmissioni tivù che per reggere il ritmo dovrà ricominciare a drogarsi. Sanremo off-limits per gli artisti tossici: poco male, tanto di artisti all’Ariston non se ne vedono da vent’anni. Giro di vite a Viale Mazzini: nessuno potrà dire in tivù che la droga fa bene, almeno finché i narcotrafficanti non si compreranno spazi pubblicitari come fanno tutti.