(1996) Sogni nel cassonetto: Silvio, la prossima volta che fondi un partito chiamalo Sfiga

A volte la satira ci prende, a volte no: questo pezzo apparve su Cuore dopo la sconfitta elettorale di Berlusconi nel 1996, che oggi, alla vigilia dell’ennesimo videomessaggio delirante dal compound di Arcore, appare per quel che è: una battaglia persa nel quadro di una guerra vinta alla grande. Contro l’Italia.

Il crollo di Forza Italia verrà ricordato come la catastrofe più veloce dopo l’affondamento del Titanic. Già: il sogno pop dell’uomo di Arcore, l’inventore della swinging Brianza, è durato un solo anno, e la sua disfatta si è consumata in tre giorni, tra un tonfo elettorale e un avviso di garanzia. Ma quei dodici mesi sono bastati per cambiare il costume di un paese grigio e conformista e capovolgere i tradizionali modi di pensare: da quando è apparsa Forza Italia, Bossi sembra un faro della sinistra e Fini una persona affidabile. Ora l’epopea forzitaliota sta per essere consegnata alla Storia, sempreché la Storia non la rispedisca al mittente.  A noi posteri il gravoso compito di gestirne l’ingombrante mito.

La decadenza di Forza Italia è stata così rapida che dopo una settimana è già archeologia. E come avviene dopo il crollo di ogni ideologia totalitaria, sta nascendo un fiorente traffico di souvenir. Decine di tombaroli stanno setacciando le ex sedi dei club azzurri a caccia di uno scudetto tricolore, di un labaro o di un ritratto firmato del leader. Individuare i club è un’impresa, visto che quasi tutti, dopo i risultati elettorali, si sono rapidamente convertiti in bar, istituti di podologia e sale massaggi. Ma a volte si possono fare interessanti scoperte nei luoghi più impensati. Un cacciatore di reperti ha scovato nel fienile di una casa colonica un “kit del presidente” in buono stato di conservazione. Mancava solo la cravatta di Forza Italia, distrutta dai contadini perché, a loro dire, spaventava le mucche. Gli anziani agricoltori proprietari della casa erano perfettamente al corrente del valore degli oggetti: li usavano infatti per la fermentazione del letame. Ora il “kit del presidente”, dopo un paziente restauro, è pronto per essere messo all’asta, prezzo di partenza centocinquanta lire. Ma gli esperti sanno che la cifra lieviterà. In occasione dell’ultima vendita, un eccentrico collezionista si è portato via l’ultima copia autografa del famoso “White Album” berlusconiano (le venti pagine del suo programma, completamente bianche) per due milioni. «E’ andata bene – commenta soddisfatto il banditore – gli altri clienti per togliermi dai piedi quel ciarpame pretendevano almeno il doppio». Prezzi alle stelle anche da Christie’s: il pezzo «Vittorio Feltri» era battuto a cento lire, ma per «un ceffone a Vittorio Feltri» c’è stata una valanga di offerte.

RUDERE PER RIDERE. Per fortuna, a interessarsi al periodo forzitaliota non cisono solo avidi trafficanti, ma anche archeologi di chiara fama. Un’equipe dell’università di Berlino sta scavando I monumenti più complessi, come il Governo Berlusconi, un manufatto che aveva subito attirato l’attenzione degli storici, essendo già una rovina appena nato. La ricerca non è riuscita a restaurarlo in tutti I particolari. I volti dei ministri azzurri, ad esempio, sono ancora un mistero. «A causa di un sorprendente fenomeno degenerativo, – spiega un archeologo – tutti hanno perso la faccia fin dai primi mesi del loro mandato. Non sorprende, visto che erano costruiti con materiali d’accatto. Unica eccezione, Gianni Letta: l’abbiamo trovato perfettamente imbalsamato dalla lacca per capelli.» Ora però le indagini presentano alcuni problemi. Solo un occhio esperto, ad esempio, riesce a non confondere gli avanzi di Forza Italia con quelli della precedente era craxiana. Del resto la distinzione fra le due epoche è puramente convenzionale, tanto che alcuni ricercatori tendono a considerare l’una la decadenza dell’altra.

«Bisogna fare attenzione – avverte un ricercatore – mi è capitato più di una volta di trovare un manufatto berlusconiano per scoprire che si trattava di un vecchio arnese del periodo socialista, appena mascherato da una sottile patina di vernice. Ma spesso i ruderi risalgono addirittura a epoche più antiche. Ora, per esempio, stiam studiando un ministro del Lavoro del governo Berlusconi, Clemente Mastella. Esaminato al carbonio-14, si è rivelato un ferrovecchio paleo-demitiano, malamente riciclato.» Giuliano Ferrara, antico portavoce dell’ex premier, è addirittura un rompicapo per la stratigrafia, come le mura di Troia. Gli esami hanno dimostrato che lo strato più antico del vasto e proteiforme manufatto risale ai tempi del Pci, il secondo è in pretto stile craxiano, il terzo è un monumento a Berlusconi, il quarto, attualmente visibile, collabora a Repubblica. «Pensiamo di adibirlo a parco archeologico, come i Fori Imperiali, – continua lo studioso – a mo’ di monito per le generazioni future.»

DUCI ARTIFICIALI. Accanto a iniziative di chiaro valore scientifico non mancano trovate di dubbio gusto, volte a solleticare gli amanti del macabro. Al Museo delle Catastrofi di Nagasaki è stata ricostruita con nipponica meticolosità una riunione di simpatizzanti di Forza Italia poco prima della fine. La scena fissa l’attimo preedente all’irruzione dei carabinieri: il televisore acceso su Retequattro, una copia recente di «Noi» aperta sul tavolo, il Pannella che gracchia dl suo trespolo. Tutto appare così aderente al vero che sembra poter riprendere vita da un momento all’altro: infatti gli spettatori, atterriti, si dànno subito alla fuga. Molte persone escono in lacrime, mormorando «Mai più, mai più». Per ora i forzitaioti sono rappresentati da fantocci di cartapesta, ma i curatori della mostra non sono ancora soddisfatti: «L’attività mentale di un manichino è nettamente superiore a quella di un seguace di Berlusconi. Per rappresentarlo ci vorrebbe un grosso pietrone di fiume o una stalagmite di guano. Il fatto è che a volte la ricerca storica deve arrendersi: per noi è difficile immaginare l’aspetto di un essere talmente fesso da riporre la propria fiducia in un nano piduista.»

E c’è di peggio. La figura di Berlusconi, rinnegata dall’Italia perbene, all’estero sta diventando oggetto di culto negli ambienti underground. A Londra un sulfureo gruppo punk suscita l’ira e il ribrezzo degli spettatori con una mise ispirata al leader di Forza Italia (fronte pelata, completo blu, cravatta a pallini, faccia a culo). «Il nostro scopo – ammette Silvio Vicious, pseudonimo del bassista della band, – è farci odiare dal pubblico civile e onesto. Una volta bastava tatuarsi una svastica sul petto per scandalizzare la gente, ma roba del genere oggi non fa più schifo a nessuno. Emilio Fede invece sì.» Durante i concerti il cantante Mick Onsenta estrae una lametta da barba e, di fronte agli occhi atterriti del pubblico, si rasa accuratamente il cranio. Poi, con accento brianzolo, lancia un allucinante proclama: «Sono convinto che si tratta di un incidente di percorso, Non mi dimetterò dalla carica che, in forza del voto popolare, mi è stata affidata dal capo dello stato e dalla fiducia del Parlamento. Fuck y’all!» Molti gli svenimenti e le crisi di nausea in platea. Uno spettatore confessa: «Sono sconvolto. Mi aspettavo qualcosa di più tradizionale: una pisciata sul pubblico, uno stupro in diretta. Ma questo è veramente troppo.»

(da Cuore, giugno 1996)

10/8/1867: il padre di Pascoli muore assassinato. Il bisnonno di Lucarelli: «Questa Romagna non è quello che sembra»

10 agosto 1867. Nella notte di san Lorenzo, al ritorno da Cesena, muore assassinato in circostanze misteriose Ruggero Pascoli, padre di Giovanni. Interrogato dagli inquirenti, Giulio Andreotti dirà sempre di non saperne nulla. L’unica a fare un nome è la cavallina storna che trainava il calesse, ma malgrado le ricerche non ci sarà verso di rintracciare questo misterioso «Iiiiiiiiihhhhhprrrrrr», il cui nome del resto fa pensare a un’origine non romagnola. Pare che Pascoli senior, integerrimo amministratore dei beni dei principi Torlonia, avesse pestato i piedi a certi notabili locali legati alla malavita, sfidando i numerosi avvertimenti. Non potendo candidarsi a Governatore della propria Regione, come farà 150 anni dopo il figlio di Giorgio Ambrosoli, l’orfano Pascoli si candida alla carica di Massimo Poeta Italiano di Fine Ottocento per il centrosinistra moderato, in corsa contro Gabriele D’Annunzio (Forza Nova) e Giosue Carducci (Scelta Civica). La cavallina storna, sottoposta a un programma di protezione, espatria in California, dove si innamorerà, ricambiata, di un asino di origine irlandese, e uno dei loro figli diverrà una leggendaria star di Hollywood: nella foto (Ansa-Zoccolo duro), è quello con le orecchie più lunghe.

7/8/1566: alieni nei cieli della Svizzera giocano ai quattro cantoni

7 agosto 1566: gli abitanti di Basilea vedono strani oggetti volanti circolari scontrarsi nel cielo come in una battaglia. Secondo la successiva ricostruzione, quel giorno è in corso una guerra aerea segreta tra l’aeronautica di Dio e quella di Satana, come dimostra il cadavere di una strega a bordo di una scopa ritrovato sulle vicine montagne dell’Alsazia, ma gli arcangeli si rifiuteranno sempre di aprire i loro archivi. Secondo gli ufologi l’evento, che passa alla storia come «Fenomeno celeste di Basilea», sarebbe la prova di una tesi fantascientifica: un tempo in Svizzera succedevano cose interessanti. Ma l’ipotesi oggi più accreditata parla di un ingorgo di astronavi aliene che esportavano capitali nelle banche elvetiche per frodare gli spietati esattori di Equispazio, tant’è vero che negli accordi di Basilea 3 sulla vigilanza bancaria c’è l’espresso divieto di accettare depositi da omini verdi con grosse teste o che salutano con «nano-nano» (nella foto Ansa-Orson la vibrata protesta di un aspirante correntista dell’Ubs proveniente dal pianeta Ork). Il Fenomeno celeste di Basilea non va confuso con il «Fenomeno celeste di Norimberga» avvenuto nell’aprile 1561, quando nel cielo della città tedesca, con quasi 400 d’anticipo, si vide tutto il noiosissimo «Trionfo della Volontà» di Leni Riefenstahl.

6/8/1890: debutta la sedia elettrica con lo slogan «Galvani vuol dire fiducia»

6 agosto 1890: nel carcere di Auburn, New York, l’uxoricida William Kemmler è il primo uomo a essere giustiziato con la sedia elettrica. «Cazzo, puzzo come le cotolette che faceva mia moglie,» commenta Kemmler mentre la scossa lo carbonizza. Da allora in poi i condannati alla sedia passeranno le ultime 24 ore di vita in un’apposita marinata al limone e rosmarino. Inventata da Edison come apparecchio per la depilazione definitiva ma bocciata dall’Associazione Estetisti dopo i primi esperimenti, alla fine dell’800 la sedia elettrica è considerata lo strumento di morte più umano: guardare un uomo soffocare lentamente nella camera a gas o scalciare sulla forca era per il pubblico una noia intollerabile e da tempo l’opinione pubblica Usa, indignata, premeva per esecuzioni più brevi e divertenti. Le scariche da 500 a 2000 volt, col condannato che si agita come un pupazzo con gli occhi fuori dalle orbite, elettrizzano anche gli spettatori, lasciando peraltro nella loro coscienza un’angosciosa domanda: «Chi pagherà la bolletta?». Nell’evoluta America di Obama la sedia elettrica è caduta in disuso, sostituita ecologiche e trendyssime sedie fotovoltaiche, disponibili anche a rotelle per i condannati disabili. Nella foto (Ansa-Morale corrente) la serial killer Dolly Gonzales manda l’estremo saluto ai parenti delle sue vittime prima dell’esecuzione nel carcere di Malibu Beach.

5 agosto 352: neve sull'Esquilino, la squadra Narcotici indaga

5 agosto 352: a Roma l’Esquilino viene miracolosamente imbiancato da una nevicata. «Miracolo un cazzo, mi sa che è ora di riformare il calendario», dice l’imperatore, osservando che fa un freddo boia e gli alberi sono spogli. In effetti è il 5 gennaio, ma a causa del computo del tempo basato su imprecisi calcoli astronomici si sono accumulati otto mesi di ritardo. Papa Liberio insiste nel miracolo: la Madonna in persona gli ha chiesto l’erezione di una basilica annunciando che un prodigio avrebbe indicato sia il luogo (il malfamato colle denominato dalle prostitute a chiamata, le famose «esquillo») e pure l’impresa edile cui appaltare i lavori, quella di suo cugino Palazzinarius. Nel corso della successiva inchiesta la Vergine negherà scandalizzata di aver preteso dal papa una qualsiasi erezione, e di avergli solo chiesto due foglie della nota erba aromatica indispensabile per il pesto alla genovese, e che in Paradiso non si trova. «Comincio a sospettare di non pronunciarne bene il nome,» ammetterà la Madonna, «perché ogni volta che scendo giù a domandarvi un po’ di basilica mi costruite una fottuta chiesa.» Nella foto (Ansa-Cannamela) il celebre basilico di Santa Maria Maggiore.

4 agosto 1693: un frate inventa lo champagne, la Chiesa se la vede brut

4 agosto 1693: nell’abbazia di Hautvilliers, con la celebre frase «Nuntio vobis gaudium Magnum», il monaco benedettino dom Pérignon annuncia di aver inventato lo champagne. «Bisogna festeggiare», commenta l’abate, «stapperò quello spumante regalataci a Natale da un gruppo di frati italiani.» Grande la delusione dei confratelli quando scoprono che lo champagne si può autoprodurre in convento ma le donnine bisogna andarle a rimediare al vicino bordello. La bevanda viene accolta entusiasticamente alla corte del Re Sole, dove fino ad allora l’unico modo per ottenere un vino con schiuma e bolle era lasciare un po’ di detersivo nei bicchieri; ad esserne conquistate sono soprattutto le dame di corte perché si dice che lo champagne sia l’unico vino in grado di rendere una donna più bella, tipo Photoshop ma con un sapore migliore. Papa Innocenzo XII invece lo vieterà come vino da messa nella Bollicina Papale «Hic et burp»: non solo perché i calici liturgici sono più adatti ai rossi corposi, ma perché secondo i Vangeli Gesù non avrebbe mai consumato bianchi frizzanti. Affermazione questa messa in dubbio di recente da un papiro del Mar Morto (nella foto Ansa-Charmat) in cui compare chiaramente la parola «Prosecco».

3 agosto 1940: l'Italia invade il Somaliland e perde la faccetta (nera)

3 agosto 1940: L’Italia invade la Somalia Britannica. In realtà tutto nasce dall’errata trascrizione di un telegramma con cui la moglie del maresciallo Badoglio informava le amiche sulla meta delle sue vacanze: «Vado in Somalia» diventa «Invado Somalia». Di Somalia in realtà ne abbiamo già una, quella italiana, ma secondo Mussolini non basta: ci vuole una Somalia di ricambio per i mesi freddi e opta per quella inglese convinto che abbia la Manica lunga. Nonostante la brevità dell’occupazione (quando gli inglesi si riprendono il Somaliland l’acqua della prima pastasciutta non bolle ancora), è l’apice dell’avventura coloniale del duce, deciso a portare la civiltà in Africa perché in Italia gli dava solo fastidio. Immaginabile la sorpresa dei soldati italiani, cui era stato promesso «un posto al sole», quando scendono dalla nave credendo di essere a Napoli per il casting di una fiction e vengono accolti da neri incazzatissimi armati fino ai denti. Ma l’impresa africana, supportata da truppe mirabilmente equipaggiate (foto Ansa-Porta Portese), permette agli italiani di esplorare luoghi affascinanti come il lago Tana Libera Tutti, nella regione del Nas Cundinu.

Stupro di gruppo, niente carcere preventivo: il branco del mutuo soccorso

“Qualcuno ha intenzione di saltare addosso a una tipa vicino al pub GattoMorto? Ci sono ancora due posti”. Annunci come questi fioccano sui social network in questo scorcio d’estate e testimoniano il grande successo del «rape-pooling», la condivisione dello stupro, iniziativa spontanea nata dopo che la Corte costituzionale ha decretato che agli indagati di violenza carnale di gruppo non va inflitta d’obbligo la custodia cautelare, a differenza che agli stupratori singoli. Così, invece che rischiare la galera aggredendo egoisticamente una donna soli soletti, i bruti hanno deciso di mettersi in rete, con notevoli vantaggi pratici e giuridici. Se si è almeno in quattro o cinque è più facile tenere ferma la vittima, e c’è sempre qualcuno con le mani libere per filmare la scena o fare il tifo. Senza contare che la ragazza ha al massimo due genitori, mentre un branco di violentatori può contare su un nutrito parterre di mamme e papà pronti a giurare che loro sono ragazzi d’oro e lei una zoccola provocatrice, elemento che nell’aula del tribunale o sulla piazza del paese può fare la differenza.

Insomma, dopo l’auto e la barca, gli italiani scoprono la comodità e la praticità della condivisione anche nello stupro: si decide sul web il posto e l’orario, si formano le comitive (da tre a un massimo di nove stupratori, secondo la vecchia regola “non più delle Muse e non meno delle Grazie”) e per il resto ci si organizza sul posto. «Non c’è solo la possibilità di evitare il carcere preventivo, come garantisce la Consulta, e di economizzare sugli avvocati», afferma il gestore della pagina Facebook «Chi non stupra in compagnia o è un ladro o è una spia», «ma con il rape-pooling lo stupro diventa un’occasione di socialità non virtuale, in un momento in cui tanti giovani maschi preferiscono isolarsi davanti a un computer a guardare finti stupri su Youporn.»

Wanna Marchi: «Con la mia cura alle staminali vincerete al Superenalotto»

Non solo Vannoni: dopo la discussa terapia «Stamina», a rinfocolare le polemiche sulle cure a base di cellule staminali arriva l’annuncio di un altro personaggio non nuovo a promesse miracolistiche. E’ Wanna Marchi, la discussa regina delle televendite, che in una affollata conferenza stampa nel parcheggio dell’Autogrill di Cantagallo ha presentato il metodo «Staminchia», messo a punto insieme al celebre luminare brasiliano Charles Atanho Bufaleiro do Tratamiento. La cura, a base di cellule staminali, sarebbe in grado di guarire definitivamente le forme più gravi di sfigosi multipla. «Ma queste non sciono mica zellule normali, signori miei», ha assicurato la Marchi, «contro la sfortuna degenerativa ci vogliono zellule speciali portafortuna, non quelle di un embrione smidollato, d’accordo? Noi usiamo sciolo potentissime zellule di scroto di gobbo nato con la camicia, prelevate né di venerdì né di martedì con un ferro di cavallo e conservate in provetta insieme a un quadrifoglio! Con questo ultraconzentrato di fortuna la vostra sfiga spa-ri-rà completamente nel giro di una notte!!» Secondo Tratamiento con poche applicazioni di Staminchia anche chi non ha mai vinto in vita sua nemmeno a testa o croce diventa una vera calamita umana per sei al Superenalotto, grattini milionari e vincite alle slot machine, il che giustifica il prezzo di 100mila euro a seduta. Se l’efficacia del metodo Staminchia non è stata riconosciuta dall’ufficio Brevetti brasiliano è per un mero intoppo burocratico: do Tratamiento non è ancora riuscito a beccare un giorno in cui tutti gli impiegati siano completamente sbronzi. La Marchi è stata subito inondata di richieste da parte di sfigati terminali, ma il ministro della Sanità Lorenzin invita alla prudenza: «Potrebbe essere l’ennesima falsa speranza per succhiare gli ultimi spiccioli a tanti poveretti rovinati dalla crisi. Ah no, scusate, quello è il governo Letta.»

Tanto tumore per nulla: Di Bella fàtti più in là, ecco i veri guaritori del male del secolo (1997)

E’ più efficace la cura Di Bella o la tradizionale chemioterapia? «Non saprei – risponde il cancro – io non mi occupo di politica» – Un dilemma per gli oncologi: Rosy Bindi è benigna o maligna? – Caos in Cassazione: secondo il Presidente della suprema Corte, lo Stato dovrebbe pagare l’eroina ai cancerosi e la somatostatina ai tossici – Anche la Federazione Barman boccia il cocktail di farmaci creato da Di Bella – La prevenzione antitumore comincia sui banchi di scuola: eliminato il Metastasio dai manuali di letteratura italiana – Contro il cancro delle istituzioni, brevettato il nuovo farmaco di Cossiga: la colpodistatina – Intanto una lunga fila di luminari bussa alle porte del Ministero della Sanità per chiedere l’approvazione di nuove terapie. Ecco quali.

CAMIOTERAPIA Meno debilitante della chemioterapia, consiste nello sdraiare il canceroso sulla corsia di sorpasso dell’A14 nei giorni pochi secondi prima dell’arrivo di un Tir ucraino. Il tumore che, com’è noto, è un morbo subdolo e malvagio, ma tutt’altro che stupido, schizzerà via dall’organismo del paziente in tempo per evitare di essere investito. La camioterapia fu scoperta per puro caso dal signor Oronzo Puricelli, privo di titoli accademici ma provvisto di una zia malata terminale che non sapeva più dove lasciare. La medicina ufficiale critica questo metodo soprattutto per i suoi effetti collaterali: lunghe file di tumori abbandonati sull’autostrada, che ballonzolano fino al più vicino autogrill, dove si mimetizzano fra i panini Camogli o tentano di addentare i seni delle clienti ultraquarantenni. Per ora chi si sottopone alla camioterapia lo fa a proprie spese, ma un pretore di Bitonto ha obbligato lo Stato a pagare almeno la Viacard.

PROTOCOLLO DEL DOTTOR BOLFO Convinto, dopo lunghi e approfonditi studi che le metastasi siano dei parassiti né più né meno delle zecche, il luminare valtellinese cura le neoplasie con forti dosi di antipulci per via orale. Nei casi più gravi, all’organo canceroso viene applicato un collarino imbevuto di insetticida. Per i tumori della pelle, il dottore ha allestito un centro di cura nel giardino della sua modesta villetta, dove i pazienti vengono allineati in filari, periodicamente irrorati di verderame e potati con cura. Avversato dalla Commissione Unica del Farmaco, il sistema Bolfo ha ottenuto il plauso della Federchimica.

METODO HAPPYCANCER Non esistono tumori maligni, ma solo tumori poco amati. Secondo la professoressa De Domitiis, inventrice del movimento «I love my tumor», se la neoplasia si sviluppa in un ambiente affettuoso e partecipe, sarà non solo benigna, ma anche simpatica e socievole. I pazienti della dottoressa vengono invitati a salutare amici e conoscenti con un festoso «Che ti venga un cancro», e ad organizzare feste danzanti in occasione della diagnosi infausta. Anche la terapia è all’insegna della non-repressione: invece di bombardare chimicamente le metastasi, col rischio di incattivirle, all’interno del paziente si organizzano tornei sportivi fra cellule sane e cellule tumorali, all’insegna del fairplay. I risultati sono strabilianti: molti tumori diventano compagni amabili e brillanti, si dedicano alla lettura e al canto, e, invece che distruggere organi vitali, costruiscono piccoli oggetti d’arredamento con cui decorano l’organismo che li ospita. Il rapporto tumore-paziente diventa così intimo e cordiale che, se la malattia regredisce e scompare, il malato muore di crepacuore.

TERATOFLOGOGIPSOLITOTREMENTINA L’équipe del dottor Medardo Di Balla, all’avanguardia nella ricerca di terapie anticancro non debilitanti, ha già sperimentato negli anni ’60 la controversa cura Staedtler-Pelikan, che consisteva nel cancellare i tumori con una gomma o col bianchetto. Ultimo discusso ritrovato del Di Balla, la teratoflogogipsolitotrementina, farmaco efficace ma con un fastidioso effetto secondario: procura nausee, vertigini e senso di vomito se tenti si pronunciarne il nome. Questa sostanza si stabilisce accanto alle cellule tumorali, e comincia subito a infastidirle, facendo un gran baccano, specie di notte, e gettando la spazzatura nel loro giardino. Nei casi più ostinati, passa alle lettere anonime e al ricatto, finché, sfinite, le metastasi chiedono l’aiuto di un chirurgo che le liberi da quell’inferno. Le compresse di teratoflogogipsolitotrementina sono in vendita in tutta Europa per poche lire (si tratta infatti di banalissime mentine), ma in Italia, per oscuri motivi, costano mezzo milione l’una.

IL GRANDE OSIRIDE Affermato prestigiatore, fu spinto a dedicarsi agli studi oncologici dopo un triste episodio: una sera durante uno show estrasse dal cilindro un carcinoma grande come un coniglio. Secondo il mago, il tumore non è altro che un abile illusionista alla David Copperfield: nessuno può comparire dal nulla, moltiplicarsi, svanire e magari riapparire dopo anni, a meno di non servirsi di trucchi televisivi. La tesi di Osiride è che i malati di cancro siano in realtà tutti complici prezzolati che recitano la parte della vittima ignara per impressionare il pubblico, e che i letti dei terminali abbiano tutti un doppio fondo come i bauli per il numero della donna tagliata a pezzi. Deciso a smascherare i bluff del cancro e a dimostrare che i suoi trucchi sono alla portata di qualunque bravo prestigiatore, Osiride ha tentato di introdursi nelle ovaie di una paziente, ma è stato arrestato per atti di libidine violenta. Nell’attesa del processo, si rifiuta di consegnare al ministero della Sanità le sue cartelle cliniche: il suo agente ne sta già trattando la vendita a un locale di Las Vegas.

da Clarence, 1997